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Un’aula fatta di alberi – Commemorazione Magnino Magni

Un’aula fatta di alberi
Treppio, 17 maggio 2018
ANPI – Comune di Agliana – Comune di Sambuca

“Lassù Magnino spara e la mitraglia canta.
Lassù Magnino canta e la mitraglia spara.”
M. Magni, 1990

Verde, intorno. Silenzio. Si arriva alla spicciolata, si chiacchiera, ci si riunisce. Alberi ingombranti ci circondano. Il sole appare e scompare tra nubi incerte.
E un piccolo monumento, con una scritta, con una foto in bianco e nero. E una storia da raccontare.
“Non c’erano questi alberi, a quel tempo. Qua era tutto spoglio, coltivato. Un cocuzzolo perfetto per una imboscata, per catturare e uccidere un gruppo di ragazzi. Era il 17 aprile del ’44, i ragazzi erano partigiani, e i nazifascisti li avevano circondati. Uno dei partigiani scappò lasciando la mitragliatrice…uno dei partigiani lo sostituì e rimase, fino alla fine, a combattere, per salvare i suoi compagni. Si chiamava Magnino Magni, era di Agliana e aveva 25 anni quando lo uccisero.”

Gli studenti e le studentesse (3 G Tur, 4 B Sia, 5 B Sia) ascoltano, annusano l’aria del bosco, si guardano intorno. Difficile credere ai colpi di arma da fuoco, alle urla, ai passi concitati, a uomini decisi a difendersi ed altri decisi ad uccidere. Difficile credere alle delazioni, alla fame, al freddo. Oggi è un maggio umido, con poco calore, ma c’è silenzio e quiete. È una specie di gita scolastica. La salita è stata ripida ma breve, abbiamo incontrato anche alcuni asini, due vacche, un toro. Una piccola capretta.

Giovani e vecchi hanno camminato fianco a fianco, con passo diverso, verso una unica direzione. Verso un monumento sperduto nel bosco.

È la commemorazione di un piccolo grande eroe.

“Siamo qui a ricordare Magnino Magni perché lui non ci conosceva, eppure è morto anche per noi. È morto per quella idea di libertà che si chiamava allora Resistenza, perché voleva che i suoi figli, i figli dei suoi figli, e tutte le generazioni a venire potessero vivere senza quella dittatura fascista che in Italia aveva privato la gente della parola, del pensiero, dell’azione. Magnino Magni e i suoi giovani, giovanissimi compagni partigiani andarono sulle montagne per liberare il paese. Vennero quassù a sfidare il freddo e la fame, per non obbedire più al regime assassino che li aveva trascinati in guerra, per cacciare i nazisti invasori, per sognare un futuro diverso. Una patria diversa.”

Pare che una nebbia provvidenziale abbia aiutato i partigiani nella loro fuga verso l’Emilia, verso la salvezza. Il sacrificio di Magnino Magni, la nebbia, un fortunato incontro con altri partigiani emiliani: e in tanti si salvarono.
Oggi, in questa Italia 2018, un gruppo di giovani e di vecchi (con tutte le sfumature possibili in mezzo) sfida un altro tipo di nebbia, fatta di oblio, di superficialità, di ipocrisia, di furbizia, di disonestà intellettuale, per ricordare e ricordarsi che qui, da questi ceppi disseminati nelle nostre montagne, affondano le radici di una Italia antifascista, repubblicana e democratica, di una Italia con una Costituzione, che nacque anche dal sacrificio di questi tanti partigiani che seppero opporsi alla dittatura
mussoliniana. (Due senatori si incontrano: il primo, ex fascista, propone all’altro, ex partigiano, di riconciliarsi. D’altronde, dice, tutti e due abbiamo combattuto per le nostre idee, siamo degni entrambi di rispetto e onore. Il secondo, l’ex partigiano, ha però qualcosa da obiettare: abbiamo vinto noi, dice, e tu sei qua, libero di esprimerti. Se la vittoria fosse stata vostra, io starei ancora a marcire in prigione).
Quando parte Bella ciao, piano piano, sommessamente, sottovoce, tutti si uniscono al canto.

Che possa il passaggio di consegne allontanare quel buio, quel nero che vediamo adesso lontano:
perché si possa ancora dire, ora e sempre, Resistenza.

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